LIIIVE!

MILADINOWITZSCH

MILADINOWITZ

MILADINOWICZ

MILADINOVICH

MILADINOVIC

MARKO

MILADINOVIĆ

  • POETA O NON POETA?

  • LA POETICA DI MM IN UN CORTOMETRAGGIO

  • QUI I POETI NON SI ARRENDONO

  • DISFIDA POETICA

  • IL PUBBLICO è LO SPECCHIO DELL’ARTISTA

  • CHE LA MUSICA TORNI A ESSERE ARTE!

  • IO CHIEDO SE L’IO NON SIA UN IMBROGLIO

  • ROCKAMBULA INTERVISTA FEDORA SAURA

  • MEGAMUSIC INTERVISTA FEDORA SAURA

  • NON SMETTERE DI DIVENTARE

  • CHIASSO SCOPRE LA VIA DELLA SALUTE

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      02.05.2014
      TIO.CH
      a cura di Filippo Zanoli

  • XVI FESTIVAL DELLA LETTERATURA MEDITERRANEA

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      “La sua personalità (artistica) poliedrica e i suoi versi ci hanno colpito particolarmente, poiché vicini alla nostra idea di poesia come azione, come elemento presente e visibile nella realtà e tra le persone” Lucera 2018

  • SOLOTHURNER LITERATURTAGE

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      OLIVIA MEIER, Schweizer Buchjahr
      Beim Schlendern durch die Solothurner Gassen bleiben wir an einem Autor hängen. Wobei Autor untertrieben ist – dieser Marko Miladinovic ist ein wahrer Performer.

      Trotz zweisemestrigem Italienischkurs verstehe ich abgesehen von einzelnen Wörtern zwar nur wenig. Das ist aber scheinbar überhaupt nicht nötig. Von Miladinovics Stimme, seiner ganzen One-Man-Show wird man automatisch in den Bann gezogen. Sein sonorer Klang, dazu das musikalisch anmutende Italienisch – das hat eine hypnotisierende Wirkung und verleitet viele Schaulustige zum Verweilen, obwohl sich wohl mancher fragt, was uns dieser Auftritt denn genau sagen soll.
      Miladinovic selbst verstummt zum Schluss. Eine computererzeugte Frauenstimme ertönt aus einem unterm Tisch versteckten Radio und lässt uns wissen, dass der Autor nicht mehr sprechen könne, der Fuss eines Pfarrers verstopfe seinen Mund. Tatsächlich: Der Künstler dreht sich zum Publikum, zwischen seinen Zähnen blitzen nur noch die Zehen eines Plastikfusses hervor. In diesem Sinne: Buon appetito!

      ROMAN BUCHELI, NZZ Neue Zürcher Zeitung
      “Zum anderen aber war es dieses Jahr auch das Festival der Newcomer. Selten haben die Besucherinnen und Besucher so viele neue Gesichter gesehen wie in diesem Jahr. Einige von ihnen werden vielleicht die nächsten vierzig Jahre der Literaturtage prägen. Zu ihnen könnte der Lausanner Thomas Flahaut gehören, der in seinem Romandebüt «Ostwald» über die Folgen einer Atomreaktorkatastrophe im Elsass schreibt; es könnte zu ihnen der in Vukovar geborene und in Chiasso lebende Marko Miladinovic zählen, der mit seinen musikalischen Sprachperformances eine erfrischende poetische Verwegenheit zelebriert; und vielleicht gehört dereinst auch Regula Portillo dazu, die in ihrem Debüt «Schwirrflug» mutig die Möglichkeiten des politischen Romans auslotet.”

  • ARTBANCHEL MADRID

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      CARLOS JIMENEZ MORENO
      Artbanchel es el nombre del más reciente movimiento telúrico en la escena artística madrileña, protagonizado por los artistas que han dicho adiós a barrios como Lavapiés y se han marchado en busca de más espacio y alquileres más bajos a Carabanchel. Han hecho más: han organizado Artbanchel, unas jornadas de puertas abiertas, que en esta segunda edición incluyó una subasta. El mercado del arte no está en sus mejores días y muchos de estos artistas son de los que venden poco o mal. Compensan con entusiasmo, con voluntad, con ganas. Como ha hecho Laura Lio que, aparte de invitar a dos artistas a exponer una muestra de sus obras, logró que viniera a clausurar las jornadas de puertas abiertas en su generoso estudio Marko Miladinovic Un poeta y un performer de inagotable energía juvenil y con un muy notable dominio de la escena. Su espectáculo duró cerca de una hora, mezcló la música, el sonido y su propia voz con la inteligencia, la ironía, el atrevimiento y hasta la mala leche de los mejores monologistas. Además es poeta, cabe repetirlo, que multiplica y potencia las posibilidades expresivas de la poesía utilizando su cuerpo con cabriolas y recursos propios de actor de cine mudo de la edad heroica. Mientras le veía y escuchaba se me vino a la memoria el Cabaret Voltaire: quizás porque en ese legendario lugar de experimentación poética Miladinovic habría tenido un lugar.”

      ph IGNACIO BARRIOS

  • L’UMANITÀ GENTILE (Miraggi Ed.)

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      DANIELE BERNARDI
      RSI Il segnalibro

      Appare felice l’esordio in versi di Marko Miladinovic. Con L’umanità gentile, questo il bel titolo della raccolta, ora edita da Miraggi nella collana Voci, il giovane performer svizzero di origini croate consegna una prima prova poetica di un certo impatto. Quel che cattura, sfogliando il libro nel suo insieme, è proprio una sorta di solidità che con evidenza, subito, si impone agli occhi del lettore. “Per molti giorni / furono celate le stelle” recita ad esempio il primo breve componimento “bisognò reinventarle / a capofitto nell’oblio / i restanti non si accorsero / il mondo si capovolse”.

      Sin dal principio Miladinovic rafforza il proprio discorso con un divertito uso di arcaismi, forzature, trovate linguistiche e formule volutamente desuete che via via vanno a dar corpo a quella che è una voce, appunto, gentile, allegra e piena di vitalità. Si veda ad esempio, in questo senso, il secondo testo della raccolta, intitolato Segnalibro o del solco di un’ala, dove con gusto un poco marinettiano o, se si vuole, omaggiando i caligrammi di Apollinaire, l’autore incastona una composizione in cui riecheggiano formule vagamente leopardiane. “O farfallina notturna che mi voli intorno e sbatti / sulle ossa dei polsi poi sui dorsi delle mani. / Tu sembri saltellare perchè non prendi pure il volo intorno alla testa / in alto più sù in cima, farfallina notturna per te sto scrivendo ma che vo dicendoti se tu caschi (…)”. Ma ciò che caratterizza questa poesia è, come accennato, l’indole giocosa, furbesca. Sotto questo aspetto la scrittura di Miladinovic ricorda un poco, ma con le dovute misure, due figure della cultura italiana: Aldo Palazzeschi e Giorgio Gaber. L’uso delle allitterazioni, delle assonanze volutamente pesanti, ribadite di verso in verso, i giochi di parole, le storielle che hanno come protagonisti i sassi, i frutti, nuvole o gocce, i personaggetti che battibeccano tra le righe e altro ancora, riportano all’universo dell’autore dell’incendiario. Altre tematiche invece, quella della libertà ad esempio, sembrano volersi avvicinare a certi monologhi del cantautore milanese. Insomma, la prima plaquette di Miladinovic pare promettere bene. Prendiamo perciò congedo dagli ascoltatori dando voce ai suoi versi. “Ilare soffio del morbido tempo / a sua volta persuase respirare in lui / l’aria terrestre a taluni tolta / quando fu tentato il respiro / la ferita precedette il colpo”.

      GIACOMO STANGA, OGNI TUO GESTO È DECISIVO
      L’universitario


      È uscita da Miraggi nel 2016 L’umanità gentile, opera prima del ticinese Marko Miladinović. Classe 1988, Miladinović è attivo da diversi anni su molti fronti della scena culturale ticinese come performer a tutto campo: scrive testi di varia natura, canta nel gruppo musicale Fedora Saura, è autore di performance e spettacoli di stand up ma è soprattutto organizzatore e conduttore del Ticino Poetry Slam, che ha portato nel cantone questo giovane fenomeno culturale. Un Poetry Slam, da descrizione degli stessi organizzatori ticinesi, è un «avanspettacolo di poesia orale e prestante con vincitore»: in pratica si tratta di uno spettacolo di poesia performativa, durante il quale gli autori interpretano in modo più o meno teatrale i loro testi, nell’ambito di una competizione amichevole della quale il pubblico è giudice ultimo oltre che destinatario.

      Proprio in qualità di poeta performativo, il giovane ticinese ha avuto l’occasione di pubblicare questa sua raccolta poetica nella collana «Voci» di Miraggi, che nasce, supportata dalla rivista internazionale di scrittura «Atti impuri», con l’intento di presentare al grande pubblico questo movimento, la cui scena italiana (o più generalmente italofona nel nostro caso) è in rapida crescita.

      L’umanità gentile nasce quindi nel segno dell’oralità e della performance, e, benché i componimenti qui pubblicati siano stati scritti ad hoc e non soltanto messi per iscritto, nello stesso segno si sviluppano molte delle principali caratteristiche del libro.

      A un primo impatto si presenta come una raccolta poetica abbastanza tradizionale, divisa in cinque sezioni per un totale di 47 componimenti, e si legge con una certa fluidità. Agilità e scorrevolezza del testo, però, non vanno assolutamente a detrimento della qualità: L’umanità gentile è una lettura che lascia il segno e che porta un fruitore attento a una riflessione formale sul rapporto tra oralità e scrittura. Se in alcuni testi la parola, strizzando l’occhio alla parlata, diventa gioco e quasi filastrocca (ad esempio in Volontà volontà o in Undici vestiti), in altri si fa eminentemente scritta, piegata alle forme più tradizionali (numerosi, anche più di quanto sembri a una sommaria scansione, gli ammiccamenti all’endecasillabo, così come i giochi rimici e fonosimbolici in genere). In questa sua continua oscillazione, Miladinović strizza l’occhio al nonsense senza mai indulgervi troppo, sperimenta differenti usi della pagina (emblematica in questo senso Segnalibro, o del solco di un’ala), trova immagini decisamente liriche senza però impedirsi di dissacrarle e in generale varia, gioca e riesce a trovare una sua dimensione estetica che colpisce per originalità e freschezza. Anche a livello tematico la varietà la fa da padrone: nella stessa sezione l’autore ci parla di Dio e di laicità, di stato di diritto, di Cunnilingus e di poesia, dei rapporti tra Svizzera e Unione Europea e di sagre di paese.

      Il grande punto di forza de L’umanità gentile è, però, quello di non dare mai un’impressione confusa o caotica al lettore; l’estrema varietà dei testi, dei temi e dello stile è anzi integrata molto bene da una linea che li percorre tutti, quella appunto della gentilezza, introdotta fin dal frontespizio dalla voce «gentile» del vocabolario etimologico di Ottorino Pianigiani. Una gentilezza fatta estetica, che osa, che inventa, che stravolge ma che rimane delicata e precisa, rendendo la lettura arricchente e piacevole allo stesso tempo. La dottrina della gentilezza è, d’altronde, il testo che da solo compone la terza sezione, quella centrale, e, unico in prosa, ci fornisce la chiave di lettura del libro attraverso un vero e proprio vademecum della gentilezza che raccoglie ogni sorta di consigli, dal «lavati i denti e ricorda lo spazzolino se stai fuori» al «non essere stupido e non farti tatuaggi», da una citazione di Gozzano, certamente non priva di significato, fino all’intramontabile «non avere paura di non lavorare»: in questo senso la gentilezza diventa una vera e propria mediocritas, una poetica (e un’estetica) del modesto che si accontenta ma che non rinuncia al comico né al tragico, che soppesa ogni parola poiché, come afferma lapidariamente l’autore alla fine di questo elenco, «ogni tuo gesto è decisivo».

      Nella sua dichiarata modestia L’umanità gentile risulta un’ottima raccolta che, pur non avendo la pretesa di essere altro che, appunto, gentile, riesce nella doppia impresa di non lasciare indifferenti e di non risultare stucchevole o eccessivamente retorica, proprio grazie alla multiformità dei componimenti e all’ottimo stile di Miladinović, capace di fermare intuizioni estetiche argute in alcuni versi davvero di ottimo livello.

      In conclusione, un libro che vale certamente la pena di essere letto dagli appassionati del genere, fosse anche solo per interessarsi alla giovane e spesso misconosciuta scena poetica ticinese, e un autore che, rivelando, a dispetto dell’anagrafe, un savoir faire da esperto, si dimostra meritevole di attenzione.

      GABRIELE STILLI, ACROBAZIE NON FINITE
      La sepultura della letteratura

      Marko Miladinović, poeta, performer, uno dei più interessanti in Italia, cantante, più in generale artista. Paradossale e antinomico. Poco gentile con i fanatici, gentilissimo con tutti gli altri. Gentile. «Ciò che è diviso in genti», letteralmente. Dunque, umano. Pagano, quasi, visto che i primi detti «gentili» furono quegli antichi romani adoratori di idoli. Siamo gli antichi e viviamo nell’infanzia.

      Siamo gli antichi. Il richiamo agli antichi può forse stupire in un poeta performativo, sperimentatore: e infatti l’antico è unito, come già aveva detto Leopardi, alla freschezza: gli antichi sono venuti prima di noi. Perciò il mondo, al loro tempo, era più giovane. È chi vive oggi a essere vecchio, abitante di un mondo canuto. «Noi siamo gli antich, dunque, ribalta di nuovo la questione: all’interno di questo vecchio mondo, dunque, c’è ancora qualcuno che può dirsi giovane. Anzi, bambino. Tramonta Leopardi, e sorge Nietzsche.

      Il verso di Miladinović ha come unità di misura il gioco fonico-concettuale della parola, nel gioco cerebrale di una vocale, una consonante che ritorna. Si sente una grande arguzia, anche se l’oggetto della poesia sfugge.

      Ilare soffio del morbido tempo
      a sua volta persuase respirare in lui
      l’aria terrestre a taluni tolta
      quando fu tentato il respiro
      la ferita precedette il colpo

      (L’umanità gentile, p. 18)

      Sospesa, senza punto; brevissima evanescente non finita. Il verso è costruito perfettamente, e ci convince, ci porta con sé; il terzo verso è un sobbalzo lieve, come lo scartamento di un treno, e l’adynaton finale ci sorprende. Difficile razionalizzarla: chi sono questi «taluni»? I morti, verrebbe da pensare. Ma allora perché quando fu tentato il respiro la ferita ha preceduto il colpo? Quale colpo? 

      Scorrono davanti ai nostri occhi continue acrobazie di parole che non trovano mai uno scioglimento, una pace. Tutto rimane in sospeso. Addirittura le frasi, i versi, sono sospesi. «Trova le tue domande», scrive. E nel ballo di filastrocche, poesie sociali, non rari sprazzi verso – contro il religioso, si aprono varie domande – senza risposta. Miladinović mima il coito interrotto della vita, la sua frammentarietà, l’impossibilità di trovare un senso razionale.

      Il rischio dell’afasia è alto, e si corre sempre sul fil di lama. Si sbilancia, a volte scrive poesie minime, poesie che stanno insieme solo per il loro valore fonico (chi va con lo slammer impara a zoppicare, verrebbe da dire), ma a volte, dopo la seconda lettura, il senso emerge, anche se contraddittorio, difficile da gestire. È il caso del Terzetto:

      “Io sono l’opera della natura!”
      infuria l’ateo verso il pio
      “E noi tutti siamo opera d’Iddio!”
      risponde il pio all’ateo
      e giacché tutt’oggi il libero arbitrio
      toglie la bocca a Iddio e ciò
      mette a dura prova il pio
      a chi rimane tocca tacitare
      l’ateo e indurire la prova
      – Non lavoro su commissione… 
      ma peggio d’Iddio
      che le orecchie ha levato
      intende il pio e l’ateo
      la natura rispondere
      – Nell’eterno mio esercizio
      un errore si chiama opera
      due si chiama vizio

      (L’umanità gentile, Il terzetto, p.51) 

      Il dialogo dell’ateo e del religioso, si infrange, prima ancora che nell’intromissione della natura, con il libero arbitrio, che toglie «la bocca» (in una prima versione, la parola) a Iddio, che lo priva (o che si priva volontariamente) della possibilità di intervento e gestione degli affari umani, mettendo a dura prova l’esistenza del religioso, che crede nell’esistenza di Dio, ma non può dimostrarla. A questo punto si affaccia la natura, ma la sua risposta è sibillina. Un errore, il pio, si chiama opera. Due (l’ateo) si chiama vizio. Ma è stata la natura a crearli, allora? Se fosse così, allora l’ateo avrebbe ragione e non sarebbe un errore. Ma se così non fosse, perché la natura dice «nell’eterno mio esercizio»?. Ecco ancora il paradosso, caro a Miladinović.

        E questo continuo muoversi tra opposti, cercare di incarnarli, come fa nella Dottorina della gentilezza, qui sopra citata, è tutta la poesia del nostro autore. Una poesia che nasce da una voglia, un’imposizione di scrivere, e subito viene tradita, subito muore, come quando scrive:

      Una penna che scriva
      cerco picchiettatala e volta
      come frusta mossa contro
      quanto appreso e non sarà
      alla forza rincorsa tra le dita
      una linea sul foglio appaia
      calco, calco e mi rassegno
      terminare l’inchiostro

      (L’umanità gentile, Non scritto, p. 34)

       

  • FEDORA SAURA

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      La via della salute (Pulver und Asche Records)

      Il Mucchio “(…) un fiume in piena. Parole prestate a molteplici sensi scritte da un futurista consapevole del presente.”

      Indiepercui “(…) rende vero ciò che poteva essere utopia.”

      Rockshock “(…) tutto l’armamentario per rimanere fissi nell’immaginazione anche dopo ore passate sullo stereo.”

      Indie eye “Una delle cose migliori che al momento passa in convento nostrano.”

      Music traks “(…) i Fedora Saura hanno molto da regalare.”

      Audiofollia “(…) un caso unico nel panorama indipendente.”

      Dagheisha “(…) riletture intelligenti, e a tratti sarcastiche, dei capolavori del novecento.”

      Rockambula “(…) un’integrità d’altri tempi.”

      Ondarock “(…) la solitudine divertita di Giorgio Gaber si mischia a una serie di parodie che echeggiano la new wave più alienante”

      Indie eye “(…) un augurio di ritorno alla potenza e alla centralità ormai dimenticate da decenni.”

      Paperstreet “(…) mescolano teatro, filosofia, intuizione poetica e satira, come dei novelli Petrolini…”

      Iyezine “(…) Se siete in cerca di qualcosa che, ripescando dalla tradizione, cerca di guardare al futuro, questo album è fatto per voi.”

      Sentireascoltare “(…) Gli obiettivi sono ambiziosi e sfociano in una musica a metà strada tra “popolo” e avanguardia (…)”

      Black Milk Temporary “(…) una lucida (auto)ironia che mi fa tornare alla mente il grande e ahimè misconosciuto Sandro Oliva”

      Distorsioni “Nel migliore dei mondi possibili negli anni ’80 Giovanni Lindo Ferretti avrebbe guidato una coalizione europeista aperta al vicino Oriente e oggi sicuramente i Fedora Saura sarebbero uno dei gruppi di punta del panorama italiano.”

      Storia della musica “(…) nelle sue asperità, “La via della Salute” è davvero un bel disco.”

      La scena “(…) emerge dalla palude del conformismo urlando a squarciagola “La via della salute” e colpendo soprattutto con i quasi venti minuti di Ex Europa Samba, omaggio alla danza in tre atti.”

      Oca Nera Rock “Affrontate questo disco a vostro rischio e pericolo, ne rimarrete sconvolti scoprendo che la musica può essere tutto quello che non avreste mai immaginato.”

      Mescalina “Marko Miladinovic come un novello Zarathustra?”

      Rockit “(…) evoca teatri avanguardisti e factory artistiche uscite dalla New York o dalla Londra anni settanta.”

      Terapie Musicali “Senza scadere nell’anarchia, ma senza neppure restare legati al palo di dogmi e verità incontrovertibili, ecco compiersi “un pellegrinaggio – razionalista – tracciato dall’esperienza nel quotidiano, (…) lungo itinerari e sentieri gelosamente conservati nella memoria” recuperati dall’oblio in cui si vorrebbero far cadere.”

      L’isola che non c’era “(…) sale una sorta di invocazione verso l’uomo (…)”

      Seesound “(…) un disco da esplorare e “vivisezionare” per coglierne sfumature e contrasti ormai troppo rari nel moderno concetto di musica.”

      All Music Italia “Stimolanti ed eccentrici”

      Lost Highways “Venerazione o biasimo”

      Asap Fanzine “(…) stupore (la principale sensazione legata all’ascolto di questo disco).

BIO
Vive a Santiago de Ciass (CH). Poeta, artista visivo, performer, mediatore di eventi culturali. Cura e organizza il Ticino Poetry Slam e la rassegna ZUGZWANGPOESIA! Suoi testi sono presenti in antologie poetiche e di racconti, riviste e sul WEB. La sua opera prima si chiama L’umanità gentile (Miraggi Edizioni), Torino 2017.

CRITICA
“RIVOLUZIONARIO ELVETICO” DISTORSIONI.NET “LA MALA LECHE DE LOS MEJORES MONOLOGISTAS” CARLOS JIMENEZ MORENO “AMBASSADEUR DE LA CAUSE EUROPÉEN” CAROLINE IBERG NOMES “RE INCONTRASTATO DEL FUNK SOMMESSO” ONDAROCK “UN SAVOIR FAIRE DA ESPERTO” GIACOMO STANGA “CONTRASTA IL FUNEREO CORO DELLE TROPPE PREFICHE PIANGENTI” SERGIO SOZI “IMPOSTORE!” STORIADELLAMUSICA.IT “EINE ERFRISCHENDE POETISCHE VERWEGENHEIT ZELEBRIERT” ROMAN BUCHELI NZZ “UN FUTURISTA CONSAPEVOLE DEL PRESENTE” ILMUCCHIO.IT “NOVELLO ZOROASTRO!” MESCALINA.IT “PULCINELLA SENZA MASCHERA NÉ BASTONE” ALFONSO DIEGO CASELLA “LA SESTA INTERNAZIONALE” RICCARDO LISI “MA CHI È QUESTO GENIO DELLA FILOSOFIA MORALE?” GIOVANNI ANCESCHI